Economia di Comunione
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A differenza dell'economia consumista,
basata su una cultura dell'avere,
l'economia di comunione è l'economia del dare.
Ciò può sembrare difficile, arduo, eroico.

Ma non è così perché l'uomo,
fatto ad immagine di Dio, che è Amore,
trova la propria realizzazione
proprio nell'amare, nel dare.
Questa esigenza
è nel più profondo del suo essere,
credente o non credente che egli sia.

E proprio in questa constatazione,
suffragata dalla nostra esperienza,
sta la speranza di una diffusione universale
dell'ECONOMIA DI COMUNIONE.

Chiara Lubich - Maggio 1991


freccettaIl progetto
freccettaLe aziende
freccettaSviluppi delle aziende
freccettaAraceli, cittadella pilota
freccettaLa cultura del dare
freccettaEsperienze di aziende
freccettaLa voce dei più poveri
freccettaVerso una Teoria economica di comunione

freccettaConvegno promosso dall’Università Cattolica
   di Piacenza
(29-1-99)
freccettaDell'economia di comunione hanno detto
freccettaBibliografia
freccettaCome contattarci

 

sommarioIl progetto

tabIn un viaggio nel '91 ad Araceli, la cittadella brasiliana del movimento, Chiara Lubich, attraversando la città di San Paolo, era stata colpita nel vedere di persona, accanto ad una delle maggiori concentrazioni di grattacieli del mondo, grandi estensioni di "favelas".
Cosa fare? Cominciamo dai nostri.

tabGiunta ad Araceli, spinta dall'urgenza di provvedere al cibo, ad un tetto, alla cure mediche e se possibile ad un lavoro, constatava che la comunione dei beni praticata nel movimento fino allora non era stata sufficiente, nemmeno per quei brasiliani a lei così prossimi, nemmeno a sostenerli nel periodo d'emergenza fino a che non avessero trovato un loavoro.
tab Con in animo l'enciclica di Giovanni Paolo II Centesimus Annus, appena pubblicata, aveva lanciato la economia di comunione: invitava i duecentomila del movimento del Brasile a far nascere accanto alla cittadella, o collegate con essa, attività produttive capaci di creare utili e nuovi posti di lavoro, affidandosi in particolare ai più competenti tra loro.

tabChiara proponeva, a chi sarebbe diventato socio di queste aziende, di destinare ogni anno liberamente un terzo degli utili per il loro sviluppo e di devolvere gli utili rimanenti in favore degli indigenti più prossimi e sviluppare strutture di promozione di persone atte a vivere e sviluppare i valori della "cultura del dare".


sommarioLe aziende
tab

tabGli imprenditori che aderiscono alla economia di comunione, nel contesto di una più ampia "cultura del dare", col loro operare dimostrano la possibilità, nel mercato, di un agire alternativo a quello comunemente inteso. Essa non si presenta quindi come una nuova forma di impresa, ma come una proposta di agire economico che rinnova dal di dentro le usuali forme di imprese, siano esse SPA, cooperative o altre.
tabNell'economia di comunione gli utili condivisi devono essere prodotti rispettando le leggi, i diritti dei lavoratori, dei consumatori, delle aziende concorrenti, della comunità e dell'ambiente.
tabLe aziende di economia di comunione vi riescono grazie alla tensione all'unità dei loro imprenditori e lavoratori, che rende possibile il crearsi di rapporti interpersonali particolarmente positivi sia nell'azienda che con in suoi interlocutori.
tabLa tensione ad investire nella qualità dei rapporti interpersonali induce una diffusa creatività e di conseguenza una notevole capacità di innovare sistemi e tipi di produzione.
tabLa stessa esistenza e lo sviluppo delle imprese di EdC mostra che le motivazioni possono tradursi in comportamenti che consentono di ridurre i costi aziendali e di conseguire migliori risultati economici.
tabL'economia di comunione ha suscitato in questi anni l'attenzione di economisti e di studiosi in altre discipline, che, in università europee, latino americane ed australiane organizzano congressi per far conoscere ed approfondire il progetto e le categorie ad esse sottostanti. Alcuni intravvedono nella categoria della "comunione", un contributo per andare oltre l'impostazione individualistica dell'attuale scienza economica, i cui effetti in termini sociali e politici sono sempre più evidenti.
tabEssa ha anche attirato l'attenzione di studenti universitari in varie parti del mondo, che vi indirizzano le loro tesi di laurea. A fine '98 sono già state discusse 41 tesi di laurea e molte altre sono in preparazione.



sommarioSviluppi delle aziende

tabNei primi anni sono nate, in America Latina ed in Europa, assieme a piccole attività produttive, varie aziende, e molte già esistenti hanno reimpostato il loro stile di gestione aziendale. Alcune sono situate nelle aree produttive delle cittadelle del movimento, altre, geograficamente distanti, si collegano ad esse idealmente.
tabA fine '98 aderiscono
654 aziende e 91 attività produttive minori. Sono imprese operanti nei diversi settori economici, in più di trenta paesi: 164 operano nel settore terziario, 189 sono imprese industriali e 301 operano nel campo dei servizi.

tabOltre 200 aziende sono in America Latina e 300 in Europa, di cui 150 in Italia, 50 in Germania e alcune nell'Est Europeo.
tabLe rimanenti aziende sono situate in buona parte in Nord America e nelle Filippine; alcune operano in altre nazioni dell'Asia, dell'Africa ed in Australia.
tabDi solito sono aziende di dimensione medio piccola, con fatturati non superiori ai venti milioni di dollari. In Italia, a Sestri Levante, ad esempio, una piccola azienda di tre artigiani si è trasformata in pochi anni in un complesso di cooperative che dà lavoro a 260 persone.
tabIn alcune zone europee ed in America Latina le aziende che aderiscono alla economia di comunione si sono collegate tra loro e pubblicano brochures illustrative comuni.
tabIn Germania dall'iniziativa di ventitré imprenditori di Solingen è nata la Solidar Capital, una finanziaria dedicata allo sviluppo di aziende di economia di comunione nei paesi dell'Est ed in altri paesi del mondo che richiedono sviluppo economico.

 

sommarioAraceli cittadella pilota

  Accanto alla Cittadella Araceli, presso San Paolo, Brasile, sta nascendo un'area produttiva denominata Polo Industriale "Spartaco".
tabIl comprensorio del Polo, su un'area di 50.000 mq, è gestito dalla società per azioni ESPRI con oltre duemila soci in maggioranza brasiliani.
tabLa società ha urbanizzato l'area e fornisce le strutture necessarie alle aziende, che nel '99 sono 5:

LA TUNICA : azienda di abbigliamento;
ROTOGINE : produzione di grandi manufatti di plastica;
ECO-AR : produzione di detergenti industriali e per ospedali;
PRODIET: commercio di medicinali;
UNIBEN: finanziaria;

Sono collegate alla cittadella altre 5 aziende che sorgono in città vicine:

SHALOM: servizi di contabilitá, a Itu;
GRANJA PIU-PIU: allevamento di polli e maiali, a Salto;
ESCOLA AURORA: asilo e scuola elementare,
taba Vargem Grande Paulista;
BETIOL MAQUINAS: industria metalmeccanica, a Itu;
POLICLINICA AGAPE: servizo medico sanitari,
taba Vargem Grande Paulista.


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