Un premio in
denaro inaspettato che Adriana col marito volevano destinare agli ultimi,
ma poi sopravviene una serie di fatti sconcertanti...
Ho sempre desiderato essere una costruttrice di pace, quella pace che
la vita del vangelo ci fa sperimentare e che possiamo far traboccare sulle persone che
sono accanto a noi in tutte le situazioni. Proprio questanno gli eventi mi hanno
messo alla prova.
Avevo ricevuto un inaspettato premio in denaro per una mostra darte a cui avevo
partecipato, e avevo deciso, insieme a mio marito, di accantonarlo per costruire
abitazioni nelle favelas. Infatti, da più di dieci anni, lavoro con amici del Movimento
dei Focolari in un rione povero della periferia di San Paolo, e lattività
principale in cui ci impegnamo, oltre allassistenza diretta, è la costruzione di
case che vadano via via a sostituire le baracche. Il materiale per la costruzione delle
case viene acquistato grazie alle donazioni e siamo tutti coinvolti, ognuno secondo le
proprie possibilità, in questa grande comunione dei beni.
È iniziata, a questo punto, la serie di avvenimenti sconcertanti.
Mio marito ha avuto un incidente stradale con una macchina appena comprata e lha
distrutta completamente. Lauto non era ancora assicurata, quindi abbiamo perso tutti
i soldi impiegati per acquistarla.
Poi, le forti piogge dellestate hanno distrutto parte del tetto della nostra casa.
Il serbatoio dacqua della nostra fattoria si è rotto e noi, oltre a doverlo
ricostruire, abbiamo anche dovuto rimborsare i danni causati ai vicini.
Cercavamo di superare questi problemi, ma, da un momento allaltro, abbiamo visto
sconvolgersi la nostra situazione economica. Per coprire le spese sopravvenute, abbiamo
deciso di vendere una parte delle terre della fattoria. Ma quando siamo andati in banca a
versare lassegno datoci dallacquirente, abbiamo scoperto di essere stati
imbrogliati: il compratore aveva ritirato tutto il denaro dal suo conto corrente il giorno
prima.
Anche tanti altri piccoli proprietari di terre della zona avevano subito la stessa frode.
Ci siamo messi insieme e per diversi giorni abbiamo seguito gli indizi lasciati dalla
persona che ci aveva truffato, fino a trovarla. Nellufficio della polizia, però,
siamo stati informati che questa persona negava tutto e che potevamo soltanto intentare un
processo che si sarebbe trascinato per anni, con conseguente svalutazione delle nostre
proprietà.
Cresceva tra le persone frodate un vero odio verso questo falso compratore ed è nata in
molti lidea estrema di assoldare qualcuno per costringerlo, anche usando la forza, a
restituire i nostri beni. Era notte, eravamo ancora nellufficio della polizia e si
rafforzava la convizione che luso della violenza fosse lunica soluzione. La
mia posizione era molto delicata: ero la persona più giovane, lunica donna e quella
che aveva perso più soldi. Dentro di me ero in lotta perché avevo bisogno di quella
somma e sentivo anchio rabbia ed impotenza dinanzi allaccaduto. In quel
momento, mi sono ricordata di una frase del Vangelo: "Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio". Era per me una sfida. Ho deciso di dire
chiaramente che ero contraria alluso della violenza e che non potevamo usare le
stesse armi della persona che condannavamo. Quando ho finito di parlare quasi mi
picchiavano, tale era la loro disapprovazione. Dicevano che avevo paura, che le donne
seguono solo il cuore, e volevano farsi giustizia a tutti i costi. Ho cercato di rimanere
serena e di rispondere con semplicità: ho affermato che avrei preferito perdere tutto
piuttosto che andare contro la mia coscienza, che eravamo dei lavoratori, padri e madri di
famiglia, non dei briganti, e che luso della violenza avrebbe provocato ancora più
violenza. Abbiamo parlato a lungo e alla fine tutti hanno rinunciato a qualsiasi tipo di
rappresaglia. Abbiamo iniziato un processo legale, anche sapendo che avrebbe potuto
trascinarsi per anni, ma con la certezza che sarebbe comunque stato un atto di giustizia
e damore verso luomo che ci ha imbrogliato.
Intanto, a casa, la nostra situazione economica era ancora da risolvere.
Lunica soluzione sembrava utilizzare quei soldi che avevamo messo da parte per la
costruzione delle case nella favela. In un colloquio sincero con mio marito, gli ho detto
che di certo la carità avrebbe trovato strade diverse da quelle che il giudizio umano
suggeriva di percorrere. Insieme, abbiamo visto che avremmo potuto superare i nostri
problemi economici con più facilità di molti abitanti della favela e abbiamo deciso di
consegnare il denaro per le costruzioni.
Nelle settimane seguenti, abbiamo fatto lavori extra, risparmiato il più possibile, speso
solo lindispensabile. Ugualmente, però, eravamo ancora lontani dal saldare i nostri
debiti.
Ma Dio non si lascia vincere in generosità e abbiamo sperimentato il centuplo: uno zio ci
ha scritto una lettera per informarci che era a nostra disposizione una parte
delleredità di mia nonna. "Date e vi sarà dato" , Gesù ci donava una
misura traboccante non solo di beni materiali, ma soprattutto di pace e di amore da donare
agli altri.