La ragazza del capo
Droga, discoteca, vandalismo. Poi lincidente.
Ventanni e la convinzione che vivere la mia vita significasse fare
tutto ciò che mi piaceva. Un giro di amicizie oltre il limite della legalità: droga,
discoteca, teppismo, scontri con la polizia, sete di denaro e di potere, lotte tra bande
rivali. Ero la ragazza del capo, e questo mi poneva in una
posizione di privilegio e mi faceva sentire importante, capace di
manovrare gli altri per raggiungere i miei scopi.
Mio fratello aveva iniziato in quel periodo a
frequentare dei nuovi amici che subito mi avevano colpito: avevano tra loro un rapporto
molto diverso da quello che avevo io con la mia banda e vivevano prendendo sul serio le
parole di Gesù. Dio per me non era nessuno e quei ragazzi mi incuriosivano, ma non
riuscivo a capirli: li osservavo per poterli più tardi canzonare con i miei amici.
Poi, lincidente: una macchina mi ha
travolta mentre, in motorino, andavo in discoteca. Il dramma di un attimo:
se la mia vita era conclusa, cosa mi restava in mano? Mi è apparsa, in un lampo, tutta
linutilità dei miei anni spesi rincorrendo il nulla, che il nulla mi lasciavano. E
un flash improvviso: una gita in montagna di tanti anni prima, una persona che mi
proponeva di affidare la mia vita a Dio. Era ormai troppo tardi per farlo, oppure Dio
aveva accolto quella preghiera?
In ospedale, a trovarmi, non è mai venuto nessuno dei
miei amici. Invece, è subito arrivata unamica di mio fratello e mi è rimasta
accanto per tutti i giorni della degenza. Con lei, pian piano, è nato un rapporto di
amicizia e di stima profonde e ho scoperto che il suo Dio Amore poteva trasformare e
arricchire anche la mia vita.
"Ama il tuo prossimo come te stesso" ripeteva anche a me Gesù: era
una rivoluzione radicale. Nel mio cuore gli ho detto di sì. Ho
deciso drasticamente di uscire dal giro in cui si erano impantanati i miei
anni. Non è stato facile: minacce a me e alla mia famiglia, e una volta sono stata
picchiata. Ma cerano i miei nuovi amici a sostenermi e lamore personale di Dio
a darmi forza. Mi sentivo rinata e il vangelo mi indicava passo passo la strada da
percorrere.
Sono stata assunta in un laboratorio di confezioni:
tenendo conto della crisi, era un bel lavoro. Ma ho saputo di una ragazza che aveva più
bisogno di me di lavorare. "Ama il tuo prossimo come testesso". Ho proposto al
titolare del negozio di assumere lei al mio posto: con mia grande sorpresa, lui non solo
ha accettato, ma ha tenuto anche me.
Ho poi trovato un lavoro migliore come impiegata in unazienda. Un giorno, ho saputo
che la direzione stava per licenziare alcuni operai per mancanza di lavoro. Sapevo che il
mio posto era sicuro, ma non così per altri. Ho iniziato a cercare nuovi appalti, nuovo
lavoro, coinvolgendo nella ricerca anche il principale. Siamo riusciti, così, a garantire
il lavoro a tutti gli operai.
In tante occasioni ho avuto modo di sperimentare lamore di Dio e ho
compreso come lui abbia trasformato la mia vita, dandole un senso. Ho anche capito che era
necessario, per non perdermi di nuovo, mantenere un legame strettissimo con chi viveva
già questa esperienza del vangelo: lunità tra noi era sempre più forte e fonte di
luce per tanti.
In me, questi momenti hanno ravvivato ancora di più il desiderio di spendere
bene, per Dio, lunica vita che ho. E come ho visto bruciate le vite
dei miei amici di prima, finiti in prigione o morti per droga o in conflitti a fuoco,
così anchio sento di voler bruciare la mia vita, ma nellamore.
S. F. (Italia)
|