Quell'amore gratuito che disorienta e trasforma
esperienza di un giovane
sulla Parola di Vita |
Avevo 14
anni, quando i miei genitori mi comunicano la loro decisione di divorziare.
Non riesco a credere che la mia famiglia si stava smembrando. Inoltre mio padre
decide di andare a convivere con unaltra donna.
Sono smarrito, perso. Che fare? In quello stesso tempo avevo incontrato dei giovani che
vivevano il Vangelo sul serio. Mi confido con loro, mi ricordano che Gesù chiede di non
giudicare nessuno.
Neanche i miei genitori? Neanche questaltra donna? E dura, ma voglio provarci.
Cerco di amare tutti pronto a consolarli, ascoltarli. E ancora Gesù
che nel Vangelo mi dice: Qualunque cosa hai fatto al minimo lhai fatto a
me. Anche se questo va contro le "raccomandazioni" e i suggerimenti che mi
arrivano da tutti i parenti. E quando dico che agisco così perché voglio vivere il Vangelo al 100 %, vengo visto come un ingenuo, un
illuso che crede alla "favoletta" di Gesù.
Capisco
pian piano il grande dono fattomi da Dio: proprio mentre la mia famiglia si distrugge, Lui
me ne fa incontrare una nuova, non basata sui legami di parentela ma sullamore
reciproco. Solo con quei nuovi amici riesco ad aprirmi completamente, perché li sento
vicini portano con me questo dolore.
Come imparato da Chiara, il dolore amato porta la pace. Ed è così anche per me.
Attorno si vedono i frutti: in mia madre la fede si rafforza e mio padre non ignora più
Dio. La bimba che nasce dalla seconda unione viene battezzata, nonostante la mamma fosse
atea.
Mio
padre un giorno mi confida che
avrebbe preferito sentirsi chiudere la porta in faccia da me: il mio amore gratuito -
seppur sofferto - lo disorientava. Ma è molto colpito dal Movimento che mi ha così
radicalmente trasformato, e con laltra donna va più volte nella cittadella di
Loppiano.
Passano degli anni, finché ad agosto dellanno scorso a lei - incinta di 8 mesi -
viene diagnosticato un tumore. Vado a trovarli tutti i giorni; soprattutto cerco di tenere
compagnia alla sorellina, ormai di 9 anni. Nasce la seconda bimba e la madre inizia la
chemioterapia, ma con poche prospettive di riuscita. Mio padre litiga con tutti gli amici.
È disperato e nervoso: la moglie morente, una bambina che vuole la mamma e una neonata.
Con
mia madre ci diciamo di vivere per Gesù anche questa situazione. Andiamo a passare
Natale da loro, per far sì che sia festa almeno per le bimbe. Parliamo un po e poi
la loro mamma inizia a piangere, dispiaciuta per averci rovinato le feste. Le dico che non
è così: è la prima volta che passiamo il Natale tutti insieme. Continua a piangere, ma
è felice. Le do il mio regalo: un libro di Chiara su Gesù Abbandonato comprato al
Congresso Gen di dicembre.
La malattia dura due mesi ed accanto a lei e a mio padre ci sono le due persone che
avrebbero avuto più motivi di tutti per disinteressarsene.
Forse anche questo influisce sulla trasformazione della seconda donna di mio padre: lei
è nel dolore, ma è qui che incontra Dio, che lo sente vicinissimo e Padre.
Più volte dice: "Se guarisco, cambia tutto, cambia tutto".
A febbraio muore.
Ho passato 2 mesi a casa di mio padre per stargli accanto, giocare con la
sorellina più grande e dare un aiuto tra biberon e pannolini. Il rapporto con lui non è
perfetto - 15 anni che non abitiamo insieme si fanno sentire - ma avverto che siamo più
vicini. Al momento di battezzare la bimba mi ha chiesto di esserne il padrino: "Anche la sua mamma avrebbe voluto così" mi ha detto.
R.C. - Italia
(02-03-2002) |