A macchia
d'olio
C'è un paese vicino Palermo tristemente noto alla cronaca nera per numerosi
delitti che, in questi ultimi anni, la criminalità organizzata vi ha compiuto. È qui che
sono nato e vivo con la mia famiglia. Con altri giovani condivido lideale
dellunità del Movimento dei Focolari.
Come un fulmine a ciel sereno un fatto gravissimo è venuto a turbare la
serenità della mia famiglia: mio cognato, sposato con mia sorella da appena sei mesi, e
suo fratello vengono improvvisamente arrestati e chiusi in cella disolamento.
Laccusa è gravissima: omicidio. La stampa locale si scatena subito a ricamare
illazioni infamanti.
Era una situazione assurda: tutti conoscevano la mitezza e lonestà di
mio cognato, il suo amore per la giustizia.
La mia famiglia era smarrita, sbigottita. Mia sorella, incinta di un mese, si
è chiusa in un dolore silenzioso, impenetrabile. Non poteva esistere una spiegazione per
un incubo così assurdo.
Qualche giorno dopo si viene a sapere chi è stato ad accusare mio
cognato e suo fratello: due anziani coniugi, che covavano antichi rancori contro tutta la
loro parentela, spinti dal dolore per aver perso alcuni mesi prima un figlio in un agguato
mafioso, avevano deciso di farsi giustizia dando sfogo, con unarbitraria denuncia, a
quella vecchia inimicizia.
Per i miei e per me è stato un nuovo enorme dolore: quelle persone,
infatti, abitano da sempre quasi di fronte a casa nostra, e con la nostra famiglia erano
amici quasi intimi. Ora capivamo il loro comportamento da qualche tempo inspiegabilmente
differente dal solito.
La reazione da parte dei miei è stata di tagliare immediatamente
qualsiasi tipo di rapporto con loro: mai più un saluto, mai più uno sguardo. Solo odio e
disprezzo. Il male che ci avevano fatto era troppo grave. Mi sembrava che lamore
fosse scomparso dalla mia casa.
Capivo che in quellassurda situazione, in quel crudo dolore, cera
unoccasione incredibile di vivere e sperimentare un amore più grande, che andasse
oltre la logica umana. Ma dovevo cominciare io: ""Beati i misericordiosi
perché troveranno misericordia" (Mt 5,7).
Sapevo di andare contro la mentalità di tutti, ma ero certo che Gesù mi
avrebbe dato la forza e che lunità con i miei amici mi avrebbe guidato e sostenuto
in ogni momento.
Quando passavo davanti alla casa dei nostri vicini non affrettavo
landatura e sollevavo lo sguardo verso le loro finestre: "Buona giornata,
signora! Come sta?".
Nonostante tutto, al di là di tutto, in loro potevo vedere e amare Gesù.
I miei parenti e tutto il vicinato mi consideravano un traditore. La
tensione in casa cresceva. Cercavo di ascoltare, di capire, di essere a disposizione di
tutti e di servirli, ma andavo avanti nella decisione di amare anche i nemici.
Il parroco mi ha chiesto, un giorno, di accompagnare un sacerdote nel suo
giro presso alcune famiglie, per le confessioni degli ammalati.
Proprio in casa delle persone che avevano tramato contro mio cognato
cera un anziano da visitare. Davanti al loro portone, prima di entrare, ho rinnovato
anche con il prete il patto di amare Gesù in ogni fratello fino alle estreme conseguenze.
Tornato a casa, tutti erano al corrente della mia visita ai vicini. Nuove
scenate e umiliazioni, nuova incomprensione. Ma, nellanima, nuova forza per andare
controcorrente.
Il giorno dopo, inaspettatamente, mia sorella, che più di tutti soffriva per
quanto era accaduto al marito, ha preso la parola e ha comunicato a tutta la famiglia che
anche lei aveva scelto la via dellamore. Ci diceva di aver capito che solo amare
tutti è la via giusta, lunica che le avrebbe permesso di portare luce e conforto
vero al marito innocente, durante le visite in carcere. E che anche la creatura che
portava in grembo doveva crescere nellamore e nella pace, non nel rancore e
nellagitazione.
Qualche giorno dopo, ho accompagnato mia sorella al carcere e ho rivisto
mio cognato. È stato un momento di gioia profonda e di penetrante angoscia.
Parlando insieme, fra le lacrime, sentivamo nascere e rafforzarsi in noi
la convinzione che solo Gesù, linnocente calunniato e condannato, poteva far
trionfare la verità e la giustizia, se ognuno di noi fosse rimasto nel suo amore.
Eravamo in quattro: mia cugina, mia sorella, io e mio cognato in carcere,
a portare avanti la nostra battaglia pacifica.
Sei mesi dopo larresto, mio cognato e suo fratello sono stati liberati
e totalmente scagionati.
In questesperienza così cruda e dolorosa, la luce dellamore di
Dio ci ha toccato tutti ed è entrata con forza nella vita di mio cognato e di mia
sorella. Li ha marchiati per sempre e ha fatto loro capire che, in qualsiasi situazione,
nessuno mai può toglierci la libertà più grande, quella di amare.
Ora tutto è passato: la vita è ricominciata, allietata dalla gioia per la
nascita di una bellissima bambina. Quella luce è rimasta.
S. S. - Italia
(02-11-2000) |