"Il
dolore dell'altro mi appartiene, perché desidero prosciugarlo"
Gioacchino Turco
conclude la sua esperienza terrena a 36 anni
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Scorgi in quegli occhi
l'immensità e
la trasparenza del tuo Paradiso
lucidi, inconfondibili, sereni
illuminati eppur commossi,
Così sono gli occhi di chi ama,
la bellezza di chi nasconde in sé
le profondità abissali dello Spirito
che tutto coglie e
niente esclude.
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Giacchino nel 1988 |
Gioacchino
riusciva ad esprimere ciò che viveva di più profondo in versi. Ci ha lasciato il 5
novembre, aveva solo 36 anni. Anni vissuti con rara intensità.
Era nato a Gela, in Sicilia, in una famiglia agiata. Aveva fatto gli studi nelle scuole
cattoliche. Ma verso i 15 anni inizia una crisi. Lui stesso racconta:
"Volevo un po' spaziare. Ho cominciato a frequentare altre compagnie. Sentivo una
profonda insoddisfazione, ero sempre in ricerca. Amavo troppo la libertà, per cui mi
legavo con tutti e anche con nessuno. Di fatto lo stare con gli amici era più un fatto di
convenienza che qualcosa di profondo. Mi sentivo tanto vuoto".
L'estate dell''80 segnerà l'inizio di una svolta. Controvoglia partecipa ad una
Mariapoli, l'incontro estivo del Movimento dei Focolari. E' quasi trascinato da sua madre
e sua sorella. Una cosa gli resta impressa in modo particolare:
"Quel gruppo di persone mi aveva fatto toccare un modo di volersi bene che
non avevo mai conosciuto. Non credevo che si potesse nella vita quotidiana amare tutti,
belli, brutti, simpatici e anticipati, portato com'ero a distinguere questa da quella
persona. Rimasi veramente scioccato. La cosa più interessante era avvertire una libertà
ed una trasparenza che per la prima volta non solo mi coinvolgeva, ma mi spalancava nuovi
orizzonti. Desideroso com'ero di conoscere l'umanità dal di dentro, sentivo che mi veniva
offerta una possibilità impensata di scrutare l'immensità di Dio che è dentro ogni
uomo. Perché quella ricchezza che ognuno è, era messa in luce.
Superata la maturità, Gioacchino decide di andare a studiare a Firenze. Si iscrive alla
facoltà di Scienze politiche.
Tanti interessi lo attirano. Sarà l'impatto con il dramma di una ragazza che gli confida
di volersi togliere la vita per non trascinarsi un'esistenza senza senso, che lo fa
decidere a far sul serio nel vivere il Vangelo.
"Rimango impietrito di fronte a tanta desolazione ripenso alla mia esistenza e a
quel Dio Amore che in qualche modo avevo scoperto. La prima cosa che mi passa dentro di
fronte a questa ragazza è l'incapacità di alleviare il suo dolore. Decido di provare ad
amare, da questo momento, tutti. Il dolore dell'altro mi appartiene, proprio perché
desidero prosciugarlo."
Quella ragazza ritroverà la speranza.
Da allora tutti i rapporti cambiano, a cominciare da casa sua, ma poi in treno, per
strada, in pensione. Vivere quelle parole del Vangelo: "qualunque cosa hai fatto al
minimo l'hai fatto a me" "diviene un chiodo fisso, in tutti cerco di vedere
Lui, amandolo così come si presenta. La sera entra una pace mai provata prima, una gioia
speciale. Durante il giorno anche le cose più banali, diventano straordinarie e persino
lavare i piatti o spazzare per terra sono cose importanti".
In questi anni si innamora di una ragazza, ma poi dopo tre anni di fidanzamento il
rapporto si interrompe.
"E' stato un taglio doloroso. Era come se fossi stato derubato della cosa più
preziosa che possedevo. Mi chiedo perché. Mi sembra di non capire più niente. Ho tanto
buio dentro".
Ma poi ritorna con più slancio a vivere il Vangelo.
"Sento che quel taglio provoca in me uno slancio ad amare di più. Tanti aspettano
un po' d'amore.
Poi qualcosa di nuovo:
"Presto avviene qualcosa di straordinario: la mia risposta all'amore di Dio non mi
sembra sufficiente. Avverto la paura di non rispondere. Si fa strada una certezza: Dio mi
ama immensamente e mi ha creato libero. Questa libertà mi colpisce in maniera particolare
nei focolarini che lasciano tutto per Dio. Pur desiderando ardentemente crearmi una
famiglia, avverto che Dio spalanca tutta questa libertà davanti ai miei occhi. Decido di
rischiare il tutto per tutto, per un unico motivo: amare Dio sopra ogni cosa e amare
l'umanità dovunque lui vorrà".
Poco dopo vive un periodo nelle cittadelle del Movimento a Loppiano, nei pressi di
Firenze e in quella di Montet, in Svizzera; poi oltreoceano, nel focolare di Santiago del
Cile. Nel '92 torna in Italia, e va nel focolare di Cuneo. "Qui ho incontrato
tantissime persone, sperimentando, non poche volte, il centuplo che Gesù promette a chi
lascia padre, madre, sorelle, figli e campi per seguirlo".
Nell'estate '94 la diagnosi inaspettata di un grave tumore. Quella sera annota sul diario:
"Sei arrivato Gesù e voglio farti festa. Sono qui. Ti voglio amare" ...
"In fondo all'anima, pur nella sospensione, più forte era la pace e la forza che
cominciavo ad avvertire come mai prima.".
Subirà vari interventi chirurgici.
Ai dolori fisici, in questi anni sopravviene una prova spirituale:
Buio nell'anima.
Stamani buio fitto. Tenebre.
Infinita nostalgia di una casa.
La casa del Padre.
Vette, precipizio, dolori forti, dubbi
ti invadono e offri ancora la tua Messa.
Sperduti campi, sterminati ghiacciai
ove l'anima si sente schiantata, annichilita.
Perché mio Dio?
Torni sperando che i bagliori
o meglio i lampi nella notte
riilluminino la tua anima.
Solo un modo, solo una nota:
amare mio fratello....
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Foto scattata
10 giorni prima che ci lasciasse
il 5 novembre
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Dallultimo
intervento, nel luglio scorso, Gioacchino ha un colloquio costante con Chiara. Quando il
dolore fisico si è accentuato, Chiara lo ha aiutato a vivere sempre e soltanto il
presente, dimenticando il passato, "perché se si accumula nella memoria tutto
quello che abbiamo patito, non riusciamo nemmeno a sopportare il presente".
Unaltra volta gli ha ricordato che "la vera realtà non è vedere la
malattia, le circostanze umane: è più vero credere che Dio ha disposto ogni cosa col suo
amore". E Gioacchino condiva tutta la sua vita quotidiana, gli incontri con i
focolarini, le sofferenze, con la realtà che tutto è Amore, Amore con la "A"
maiuscola, tutto è volontà di Dio.
Il 16 ottobre annotava nel diario: "Ciao Gesù. Ieri sera ho raccontato ai
focolarini come, venendo a trovarti nel tabernacolo dove tu mi attendevi, ho avuto chiara
un'idea: Giò, sta' sempre lieto, io sono sempre con te".
All'inizio di novembre la situazione peggiora. Viene ricoverato in ospedale.
Improvvisamente nel pomeriggio del 5 novembre il crollo. Si confessa e riceve il
sacramento degli infermi.
Era sollevato e luminoso... Si rende conto che è arrivata l"ora" ... "OK!
... OK! ...
Le sue ultime parole saranno: "per Te, Gesù".
"Vorrei tanto che quando arriverà per me quel momento - aveva scritto sul
diario nel maggio scorso - fosse una festa come in Cielo così in terra...".
(02-03-2002) |