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INTERVENTO
del Sindaco
LEONARDO DOMENICI
Firenze,
16 Settembre 2000 |
Oggi per Firenze è un giorno di impegno, di riflessione e non solo
unoccasione per festeggiare una nuova cittadina.
La nostra città è felice di poter accogliere una donna che, con il suo
impegno, con la sua forza umana, con la sua semplicità ha saputo valicare le tante
frontiere del mondo e ha saputo dialogare con tanti popoli e religioni.
Una donna che, con il suo esempio e il suo impegno ha dato vita a un
movimento esteso in tutto il mondo e linfa alla ricerca per cambiare e trasformare
luomo e il suo essere nella società.
Sono molti gli aspetti del pensiero e dellagire di Chiara Lubich che
aprono le porte del dialogo.
E io voglio soffermarmi solo su alcuni esempi significativi come la cultura
del dare, che si concretizza nella comunione di beni fra tutti i membri del movimento dei
focolarini e nelle opere sociali; oppure lamore verso tutti, lamore
scambievole, da cui scaturisce la solidarietà.
Non posso non citare la sua visione del mondo imperniata sul concetto di
fraternità universale, in cui gli uomini si comportano come fratelli fra loro, nella
speranza di partecipare alla creazione di un mondo più unito.
Limpegno ad accogliere laltro, chi non la pensa allo stesso modo,
come la capacità di cercare ciò che unisce e non ciò che divide sono solo alcuni
aspetti dellagire e del pensiero di Chiara Lubich. Temi che costringono ognuno di
noi a riflettere, che stimolano a pensare e ripensare il mondo in cui viviamo, la nostra
società contemporanea.
Il messaggio di cui è portatrice non parla solo ai credenti. Non parla solo
ai cristiani. Parla anche a chi, da laico, non vuole mai smettere di
credere che questo mondo, che questa società necessiti di profonde trasformazioni. Una
società che deve e può essere migliorata. Migliorata, per far sì, come dice Chiara, che
la sfida "di questo millennio sia la costruzione di un nuovo mondo di pace".
Su questa strada Firenze è da sempre impegnata. Questanno abbiamo
lanciato un appello alle città del mondo per sollecitare tutti insieme, cittadini e
sindaci, i nostri governi a cancellare il debito dei paesi poveri. Un appello cui hanno
risposto Berlino, Nazareth, Lisbona e tante altre città italiane e straniere, e che è
stato ascoltato dal nostro governo e dal Parlamento.
Pochi mesi fa, proprio in questo salone, abbiamo conferito la cittadinanza
onoraria al segretario generale dellOnu, Kofi Annan e a giugno abbiamo presentato il
rapporto sui diritti umani dellOnu. Martedì sera, qui, davanti a Palazzo Vecchio,
più di tremila fiorentini hanno manifestato contro lesecuzione di Rocco Derek
Barnabei e contro la pena di morte.
Il dialogo con i popoli, il confronto con le fedi e limpegno per i
diritti umani e per la pace è parte integrante della storia e della cultura di questa
città.
Annoverare Chiara Lubich tra i nostri concittadini, conferirle la
cittadinanza onoraria proprio nellanno del Giubileo, raffigura la nostra voglia di
essere sempre in prima fila, oggi più di ieri, nellimpegno per una società più
giusta, aperta e disponibile.
Ma il legame tra Firenze e il movimento dei "focolari" non è
dovuto solo ai valori condivisi di solidarietà, unità dei popoli, di pace, ma è anche
un legame geografico, fisico, direi.
Lesperienza di Loppiano, dove è sorta la prima delle cittadelle del
movimento, noi tutti la sentiamo come una realtà vicina, come una città che
"confina" con Firenze e che io stesso, pochi anni fa, ho potuto visitare.
Quella di Loppiano è unesperienza che si coniuga in modo particolare
con la tradizione di città del dialogo, della pace, dellincontro che da sempre è
rappresentata da Firenze.
Noi oggi viviamo in una società di frontiera.
Davanti a noi, tutti i giorni, possiamo osservare le contraddizioni di un
mondo in veloce mutamento e il lato oscuro della società moderna è certamente il suo
ripiegarsi in un individualismo incentrato solo su se stessi, sul proprio io.
Un atteggiamento che rischia di restringere e appiattire le nostre vite e
quelle di ogni comunità. Che impoverisce lo stesso ruolo dellindividuo perché lo
allontana dallinteresse per gli altri, dallimpegno per e nella società.
Il vero rischio è quello di trovarsi di fronte a una società sempre meno in
grado di dotarsi di finalità comuni, di sentirsi comunità.
Io credo molto, invece, nella necessità di ridare senso e progetto
alla comunità, soprattutto a quella urbana.
Essa non è affatto unentità astratta. Può essere, anzi, un valore
concreto nel quale ogni persona può e deve ritrovare se stessa, sentendosi in comunione
di intenti e di fini con gli altri.
Un valore unitario fondato sulla solidarietà, sulla coscienza della comune
dignità di tutte le sue parti, siano esse sociali, politiche, religiose o civili.
Ma deve essere una comunità aperta e non intesa come unentità da
difendere, chiusa al suo interno, pervasa da istanze xenofobe.
Parlare di comunità vuol dire, quindi, mettere al centro della convivenza
civile il senso dellaltro, in una società che sta vivendo una costante espansione
multietnica e multiculturale.
È da questa espansione che nasce la paura dellaltro e il futuro, se
non interveniamo fin da subito, potrebbe essere portatore e moltiplicatore di nuovi
integralismi.
Parlare dellaltro vuol dire parlare di diversità e molteplicità. Vuol
dire che ogni persona, a prescindere dal colore della sua pelle, dal suo credo, dal suo
stato sociale, va riconosciuta come membro della comunità più grande: il genere umano.
Lintegrazione, la capacità di riconoscersi nellaltro è, quindi,
lunico strumento capace di produrre lealismo, unità e comunità.
Tutto ciò richiede partecipazione.
Limpegno personale, quella voglia di dedicare tempo a cambiare la
città, a occuparsi del pianeta e non solo di se stessi, è una grande fonte di energia
per la nostra società.
Nella rivolta dei giovani di Seattle, nelle proteste contro i cibi
transgenici, nei primi scioperi via Internet dellera della new economy cè
anche questo.
Se dobbiamo condannare la violenza che si è espressa in quei movimenti, non
possiamo non cogliere la voglia di cambiare, di essere protagonisti, di controllare il
proprio futuro che emerge dalle migliaia di persone che si sono mobilitate.
E mai come oggi, in una fase di passaggio depoca come quella che stiamo
vivendo, vale il motto: il futuro è adesso.
La partecipazione è, quindi, la vera frontiera da riconquistare.
Vuol dire contare, consentire ai cittadini di essere parte nelle valutazioni,
nelle decisioni; di essere partecipi delle scelte di crescita della città e del paese,
per farle con armonia e ragione.
Ma non vi può essere partecipazione senza responsabilità.
Responsabilità intesa come capacità di essere parte, di essere protagonista
dellevoluzione della propria società, di essere vicino allaltro per
comprenderne le esigenze e gli spazi.
Noi siamo abituati ad associare la parola responsabilità allidea di
caricarsi un peso, ma essa vuol dire soprattutto essere attenti a quanto accade intorno a
noi, vuol dire curiosità, interazione, rifiuto di visioni fondamentalistiche e
dogmatiche.
In una realtà in cui la sopraffazione, limporsi a scapito di tutti e
tutto, labitudine a gridare più forte degli altri rischia di diventare la regola,
il rispetto diviene sempre di più un valore: diviene il senso stesso della
responsabilità e della nuova democrazia.
Per questo oggi più di ieri dobbiamo essere coscienti che
luniversalizzazione dei diritti parte dal piccolo, dal quotidiano e continua a
rappresentare il motore per una differenziazione progressiva del sistema dei diritti.
Democrazia dei diritti vuol dire opportunità, vuol dire superare le
differenze di accesso alle opportunità.
Da sindaco, da uomo politico, da cittadino credo che sia compito di tutti noi
rafforzare tutte quelle garanzie capaci di dare linfa alla società, di incamminarla sulla
via del mutamento in meglio di se stessa.
La democrazia di cui abbiamo bisogno è sempre di più uno spazio comune di
rappresentanza; un punto di incontro tra istituzioni politiche e domande collettive, tra
funzioni di governo e rappresentanza dei conflitti.
Una democrazia che riconosce nella laicizzazione dei processi politici la
garanzia della felicità, della libertà, della crescita della società.
Chiara Lubich ha dedicato la sua vita allimpegno per gli altri, al
dialogo, allabbattimento dei muri della povertà e dellingiustizia. Da laico
voglio salutare limpegno da sempre profuso dai Focolarini nellaccogliere
laltro quale chiave per la vita di ogni giorno: nei rapporti con gli amici, con i
colleghi di lavoro, con i vicini di casa e con la famiglia.
Per questo Firenze oggi non può che essere felice di annoverare tra i suoi
cittadini Chiara Lubich. Non solo per quello che ha fatto, ma per quello che so farà
ancora.
Ma allora conosciamola meglio.
È nata a Trento nel 1920.
La sua famiglia ha subito la repressione della dittatura fascista e suo
padre, socialista, ha perso il lavoro a causa delle sue idee.
Tra i poveri di Trento, nel pieno della seconda guerra mondiale, inizia
quella che Chiara Lubich ama definire la "divina avventura".
Quella certezza che nel Vangelo vissuto alla lettera vi è la più potente
rivoluzione sociale.
Dallesperienza del Vangelo vissuto nel quotidiano prende il via la
spiritualità dellunità, che suscita un movimento di rinnovamento personale e
sociale a dimensione mondiale: il Movimento dei Focolari.
Da allora la storia è quella di un impegno.
Nel 1977 Chiara Lubich riceve, a Londra, il Premio Templeton per il progresso
della religione.
Nel 1991, in risposta al dramma delle popolazioni che vivono in condizioni
subumane nelle periferie delle metropoli del sud del mondo e dellAmerica Latina,
nasce leconomia di comunione nella libertà.
Importante è il ruolo di Chiara nel dialogo interreligioso. Voglio ricordare
il suo incontro con 800 monache e monaci buddisti in Thailandia, o quello con tremila
musulmani neri nella moschea di Harlem a New York, o ancora quello con la comunità
ebraica di Buenos Aires.
Il suo impegno è stato riconosciuto dallONU, come dal Parlamento
europeo e, nel 1998, il Consiglio dEuropa le ha assegnato il Premio Diritti Umani.
Ho citato solo alcune tappe della sua vita e del suo impegno per dire a tutti
noi, a tutti i fiorentini: "Questa è CHIARA LUBICH. Da oggi nostra
concittadina".
(27-09-2001) |