La prima comunità, a Trento, durante la seconda guerra mondiale, viveva anche
concretamente, laiuto reciproco con una libera condivisione dei beni.
Da allora, ancora oggi, i membri del movimento partecipano liberamente, come singoli e
come gruppi, alla comunione dei beni,
attuata in modi diversi secondo le diverse vocazioni e secondo le varie sensibilità e
possibilità, per finanziare non solo le iniziative e le opere sociali promosse dal
movimento, ma per recare aiuto concreto a persone e paesi in condizioni difficili per
sottosviluppo e conflitti, o colpite da calamità naturali.
Questa cultura del dare, oltre
a far
crescere in ciascuno la coscienza sociale, ha fruttato e frutta quotidianamente
quellintervento straordinario che i cristiani chiamano "provvidenza".
Da quel primo dare ai poveri dei tempi di guerra, seguito da un ritorno inaspettato, per
dare poi ancora, si è arrivati alle esperienze di oggi, dove anche intere aziende,
ispirate da questo modo di fare, sperimentano labbondanza di nuove risorse per aver
saputo dare del proprio a chi era in necessità.
I membri del movimento si
impegnano altresì affinché negli ambienti in cui operano penetri questa coscienza della
necessità della condivisione dei beni nella comunità sociale, con lintento di
cooperare a promuovere un progetto, una realtà economica improntata alla reciproca
solidarietà, un giusto accesso di singoli e di popoli alluso delle risorse naturali
e dei frutti delloperosità umana.
Alla base di
questo agire sta lo sforzo di tenere in alta considerazione il lavoro umano, motore della
costruzione del sociale.
A tale riguardo è il brano che segue, tratto da uno dei temi del congresso "Il
lavoro e leconomia oggi nella visione cristiana", promosso da Umanità Nuova a
Roma nel 84. Dal tema di Tommaso Sorgi, deputato al Parlamento e responsabile del
movimento Umanità Nuova:
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Tommaso Sorgi
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... Luomo si realizzerà nel lavoro, tanto più quanto più prenderà coscienza
dellaspetto sociale del lavoro stesso e lo vivrà e svilupperà con impegno concreto
ed interiore... Laspetto sociale è questo: si lavora con gli altri, si
lavora per gli altri:
a) con
gli altri. Bisogna curare la strategia dellattenzione verso tutti i componenti del
proprio piccolo "mondo vitale" lavorativo, introducendo continuamente un calore
umano nelle relazioni sia orizzontali che verticali, al di là della freddezza dei ruoli
(fabbrica, ufficio, scuola, ospedale); è nella crescita delle relazioni che si
arricchisce la personalità;
b) per
gli altri. Al di là dei compiti da eseguire e del salario da ricavarne, occorre scoprire
i destinatari del proprio lavoro: ogni prodotto o servizio è
destinato a qualcuno e il suo valore più vero e profondo è in questo essere per
un altro o per molti altri. I loro visi sono talvolta vicini e visibili, altre
volte lontani e solo immaginabili, ma non perciò meno veri e meno esistenti: la persona
che userà quellauto, quella cucina, quelle scarpe; le ansie viventi dentro quella
pratica burocratica sanitaria o pensionistica; la fretta di quel cliente allo sportello;
le silenziose attese di quellalunno...: è il vero e più impagabile plusvalore
umano del lavoro.
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Un
particolare progetto promosso in campo economico è quello lanciato nel 1991 in Brasile ed
ora diffuso in tutti continenti, denominato "economia di
comunione nella libertà". Esso vede oggi più di 700 aziende
ed attività produttive, di vari settori e di diversa valenza imprenditoriale,
impegnate a
realizzare un' economia aperta alle necessità dei più poveri: in queste aziende una parte
degli utili viene reimpiegata nellimpresa, unaltra viene investita in
strutture di formazione in campo sociale, una terza parte viene destinata ai poveri.
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