AMARE I NEMICI?
Mi hanno sempre
detto che, prima che incominciassero le sommosse, in Irlanda del Nord i cattolici e i
protestanti vivevano insieme senza problemi. Ma io questo non lo ho mai sperimentato. Da
tanto tempo la paura ha indotto la gente a vivere nei ghetti, separati tra loro da mura
molto alte e da fili spinati che vengono ironicamente chiamati "confini di
pace". Ho detto cattolici e protestanti, ma in realtà il conflitto in Irlanda del
Nord ha poco a che fare con la religione. Si tratta di una questione politica che affonda
le sue radici in secoli di spargimenti di sangue e di ingiustizie.
Così, appartenendo ad una generazione che conosceva soltanto questa assurda ed
incondizionata violenza, alletà di 17 anni mi sono resa conto che non potevo più
stare a guardare impassibile ciò che stava accadendo attorno a me, ma dovevo fare
qualcosa. A quellepoca mi sembrava che i terroristi fossero le uniche persone pronte
a dare la vita per ciò in cui credevano. Per questo sentivo di non avere altra scelta se
non quella di unirmi a loro.
Se volevo vivere il Vangelo, dovevo cambiare vita
Dio si presenta nel modo più inaspettato: per me è stato linvito ad un grande
festival organizzato dai giovani del Movimento dei Focolari. Sono andata con un gruppo a
Loppiano, dove tutti, e sono centinaia di persone, vivono la spiritualità
dellunità. Il contrasto con la mia vita era enorme. Ho ascoltato la storia di
Chiara Lubich, a Trento, durante la seconda guerra mondiale: si trattava non di parole. ma
di una vera sfida. Se volevo vivere il Vangelo dovevo cambiare vita. Perché a Belfast
"ama i tuoi nemici" è veramente una rivoluzione.
Tornata a casa volevo che le cose cambiassero. Per prima cosa ho iniziato a costruire
rapporti veramente nuovi con i miei familiari. Ma qualche giorno dopo il mio ritorno sono
dovuta uscire dalla zona cattolica, dove vivevo, per andare in quella protestante per
comperare il latte. Fuori dal negozio un gruppo di giovani mi stava aspettando: io ero
cambiata, ma Belfast no. Mi hanno picchiata violentemente. Mentre colpivano con i sassi la
mia schiena ho pensato: se davvero credi in questo ideale di pace, questo è il momento di
metterlo in pratica. Il perdono inizia proprio qui, ora. In unaltra occasione, dei
soldati mi hanno arrestata perché stavo camminando in un quartiere dove cera stata
una grossa esplosione e volevano interrogarmi. Improvvisamente ho visto sparire la mia
libertà: ero terrorizzata. Mentre mi portavano in caserma su una macchina blindata, e con
una pistola puntata addosso, mi sono chiesta: cosa farebbe un vero cristiano in questa
situazione? Così ho preso coraggio ed ho iniziato a parlare con i soldati. Ho cercato di
trattarli come esseri umani, amati da Dio come lo sono anchio. Ho visto che erano
spaventati quanto me della situazione a Belfast. Mi hanno interrogata per tre ore e poi mi
hanno lasciata andare. Tornando a casa, verso le tre del mattino, ho provato un profondo
senso di pace interiore: avevo un nuovo stile di vita e non potevo più ritornare sui miei
passi.
Io sono pronta a dare a la vita per loro?
Così ho iniziato a vivere per il mondo unito: a casa e con quei militari. Ma dovevo
ricominciare ogni giorno. Ogni volta che incontravo una pattuglia di soldati mi rendevo
conto che loro erano la misura del mio amore, e mi chiedevo: io sono pronta a dare la vita
per loro? Cosè più importante per me: questa nuova vita o la paura che se appaio
troppo benevola verso di loro potrei essere odiata perfino dalla mia stessa gente? Ma ho
voluto credere che lamore è più potente del male e che, alla fine, il bene avrebbe
trionfato. Qualcuno mi ha detto che ogni volta che avessi fatto un atto damore,
avrei messo un mattone per costruire le fondamenta di quella pace che sarebbe tornata un
giorno a Belfast. Ci ho creduto.
Ora ci sono moltissime persone in Irlanda che vivono questo ideale e si sono aperti
orizzonti di pace nel nostro paese, e anche con lInghilterra. Sappiamo poi di non
essere soli: sono ormai molte le persone sparse in tutto il mondo che vivono e lavorano
per la pace, e ogni giorno ci fermiamo per pregare per la pace in tutti gli angoli della
terra. Abbiamo fatto il time-out, un momento di silenzio o di preghiera per la pace, ogni
giorno alla stessa ora, a mezzogiorno, secondo il fuso orario di Roma. Siccome in Irlanda
siamo unora indietro rispetto allItalia, il nostro time-out è alle undici.
Quando, il 31 agosto 94, lIRA ha annunziato una cessazione permanente di ogni
violenza, dopo venticinque anni di spargimento di sangue, lannuncio è arrivato alle
undici, ora del nostro time-out. Coincidenza? Può darsi, ma per me è stata unaltra
conferma che la vita vissuta per amore porta ad effetti inimmaginabili.
Sally M.
(Belfast)
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