Mariapoli e Cittadelle
Le Dolomiti, cuore delle Alpi, nel nord-Italia, hanno visto raccogliersi, negli anni
50, durante lestate, i membri del movimento in quelle che sarebbero poi
divenute le cosiddette Mariapoli, le città di
Maria: giorni di vacanza, ma anche di scoperta e di concretizzazione del Vangelo vissuto
fra molti.
Si possono considerare le prime manifestazioni pubbliche del movimento: da esse, oggi
moltiplicatesi e diffuse in tutto il mondo, hanno preso il via altre manifestazioni,
congressi, seminari per ambiti o categorie, a livello locale, come internazionale.
Centri forti in questa prospettiva sono oggi le 33
cittadelle
nei 5 continenti, i cui abitanti desiderano concretizzare un bozzetto di società
rinnovata dal Vangelo.
La convivenza di persone di razze, culture, etnie, religioni e credi diversi è sempre
stata una caratteristica presente nel movimento: già in quelle prime Mariapoli
rappresentanti di popoli diversi stringevano fra loro veri e propri patti di unità,
capaci di legare, ma al tempo stesso di valorizzare, per le loro particolarità, realtà
sociali così diverse.
In quel contesto oggi si possono leggere i prodromi, oltre che della
diffusione di questa spiritualità in ogni parte del mondo, anche di proposte coraggiose
come quella di "amare la patria altrui come la propria", contenuta nel discorso
che Chiara Lubich ha pronunciato allONU nel 97.
E proprio il contributo da lei dato in questo campo che le avrebbe poi meritato in
questi anni il premio Unesco per "leducazione alla
pace" ed il premio per i Diritti Umani
del Consiglio dEuropa.
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Strasburgo, Palazzo
d'Europa
Premio Europeo
dei Diritti dell'uomo 1998 |
"E, del resto, ormai parte del "sentire comune" dei protagonisti
della vita internazionale la necessità di rileggere il senso della reciprocità, uno dei
cardini dei rapporti internazionali, e che è anche alla base della nostra spiritualità e
quindi della nostra azione.
Reciprocità che richiede di superare antiche e nuove logiche di schieramento, stabilendo
invece relazioni con tutti come il vero amore esige;
che domanda di operare per primo, senza condizioni ed attese; che porta a vedere
laltro come un altro se stesso e quindi a pensare in questa linea in ogni tipo di
iniziativa: disarmo, sviluppo, cooperazione.
Una reciprocità in grado di portare ogni protagonista della vita internazionale a vivere
laltro, i suoi bisogni e le sue necessità, non soltanto nelle emergenze, ma a
condividerne quotidianamente lesistenza..."Stralcio dell'intervento di Chiara
Lubich del 28 maggio 97 alle Nazioni Unite al Simposio dei rappresentanti
della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace (WCRP).
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Costruzione
di un mondo unito
Membri del movimento contribuiscono in modo attivo alla costruzione di un mondo unito con
iniziative personali e collettive.
Ne sono alcuni esempi leducazione alla mondialità inserita da molti insegnanti nei
propri programmi scolastici, oppure limpegno quotidiano, paziente e tenace, che da
anni viene profuso da tante persone in zone calde del pianeta, dallUlster alla
ex-Jugoslavia, oppure ancora lazione di integrazione sociale di minoranze etniche e
di immigrati.
Sono solo esempi che concretizzano, in piccolo, quella civiltà dellamore, capace di
dare spazio e valorizzare la caratteristica di ciascuno, nella distinzione, ma in cammino
deciso verso lunità. A tale scopo contribuiscono soprattutto sul piano culturale ed
informativo anche le riviste e le pubblicazioni periodiche del movimento.
Dal 1987 Umanità Nuova, assieme a
Giovani per un mondo unito, la sua versione
giovanile, ha ottenuto, come Organizzazione Non Governativa, il riconoscimento dell
O.N.U., ed è entrata a far parte del Consiglio Economico Sociale (ECOSOC) delle Nazioni
Unite.
Nell88 il congresso internazionale "Una cultura di pace per lunità dei
popoli", svoltosi a Roma, lancia un "Appello per lunità dei popoli",
elaborato attraverso una verifica che ha coinvolto varie aree culturali del pianeta.
dall'Irlanda: Amare i nemici?
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